Ancora c’è tempo fino al 15 novembre per visitare la mostra “AEGYPTUS” al Museo Nazionale Romano. L’esposizione racconta un capitolo ancora poco noto della storia antica: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C.
Promossa dal Ministero della Cultura, l’esposizione si avvale di video arte, archeologia e intelligenza artificiale per raccontare il deserto romano e si colloca nell’ambito delle linee strategiche promosse dal Ministero, finalizzate a coniugare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio culturale, avvalendosi del fondamentale contributo degli archeologi impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del Ministero delle Antichità Egiziano.
AEGYPTUS infatti si configura come una grande installazione immersiva e crossmediale che trasforma la visita in un’esperienza sensoriale e narrativa nella quale videoarte, ricostruzioni digitali, immagini degli scavi archeologici, animazioni e intelligenza artificiale accompagnano il pubblico alla scoperta del paesaggio delle oasi e del deserto romano, rendendo accessibile e coinvolgente il racconto della ricerca archeologica contemporanea.
Il percorso della mostra insieme a significativi reperti archeologici provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale Romano, che ne ha curato l’individuazione e la selezione, si articola nella presentazione delle attività di recupero e indagine condotte dal Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, protagonista del Museo dell’Arte salvata, ospitato all’interno dell’aula Ottagona. Il confronto tra i reperti e i contenuti audiovisivi e digitali genera un interessante intreccio tra storia e innovazione, offrendo una nuova chiave di lettura dell’Egitto romano.
Al centro della narrazione emergono le oasi, luoghi simbolo di incontro e scambio tra culture, commerci, religioni e popoli diversi, in un territorio strategico che per secoli ha rappresentato un ponte tra Africa, Mediterraneo e Vicino Oriente. In questo senso il deserto non appare come la periferia dell’Impero, ma come uno spazio vitale di collegamento, scambio e contaminazione culturale, dove si intrecciano esperienze, identità e civiltà diverse.


Museo Nazionale Romano,
Via Giuseppe Romita 8